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La Via del Combattimento Totale

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La via del combattimento totale

Tratto da un servizio di Timothy Mirthil, rivista “Karate-Bushido”, settembre 2004

Il Kudo Daido-Juku è rappresentativo tra le arti marziali moderne.
Questa giovane disciplina creata dal M° Takashi Azuma si presta ad evolversi continuamente al fine d’essere più vicina allo scontro reale.

Il M° Azuma, fondatore del Kudo Daido-Juku nel 1981, è alla ricerca dell’efficacia.
La disciplina da lui creata è l’immagine stessa di questo combattente completo, che ha sostenuto più di 100 incontri.
Combattimento sulla distanza di calcio-pugno, corpo a corpo, proiezioni e lotta al suolo si combinano in una disciplina in continua evoluzione.
Il percorso marziale di Azuma Takashi disegna la forma del Kudo Daido-Juku.
Nel 1970, all’età di 21 anni, incomincia a praticare lo Judo, e, un anno più tardi, il Karate Kyokushinkai sotto la guida di Masutatsu Oyama, il fondatore.
Queste due discipline, complementari l’una all’altra, mettono in luce, allo stesso tempo, le lacune di ciascuna nel combattimento reale.
Aggiungete a questo “cocktail” le tecniche di pugilato e di Jujitsu, e ottenete uno stile di combattimento il più vicino possibile ala realtà.
“Adottiamo da stili diversi ciò che è più efficace”, spiega il M° Azuma, “ma l’adattiamo al nostro stile di combattimento, alla nostra agilità, al nostro concetto di realismo.C’ispiriamo alle altre arti marziali al fine di apprendere tutto migliorando ciascuna tecnica”.
Per questo motivo accanto alle tecniche per colpire con i pugni, i gomiti, i piedi e le ginocchia si aggiungono le tecniche per colpire con…la testa!
Al fine di restare il più possibile aderente al combattimento reale, la lotta al suolo, che comprende anche le tecniche per colpire, fa parte del bagaglio tecnico di questa scuola.
Sembra che non esista un aspetto del combattimento che manchi al Kudo Daido-Juku, arte del combattimento totale.

Colpi al volto autorizzati
Il programma d’allenamento dei praticanti si compone di Kihon, tecniche da eseguire in coppia o da soli, di combattimento in piedi e al suolo.
Un buon lavoro sulla preparazione fisica è inserito nell’allenamento, per far fronte alle esigenze del Kudo Daido-Juku.
I Kata non sono praticati, secondo il M° Azuma “i Kata mi sembrano troppo lontani dal combattimento reale, e ho smesso di praticarli nel momento in cui ho lasciato il Kyokushinkai. I kata sviluppano in ogni modo agilità e rendono più morbido il corpo.Riconosco che è una pratica proficua per i bambini o per le persone che vogliono studiare la respirazione.”
In competizione, per restare il più possibile aderente alla realtà, il combattimento al suolo è limitato alla possibilità di lottare per due volte e per non più di 30 secondi ciascuna, uno scontro al suolo non durerebbe di più difendendosi in strada.
Per lo stesso motivo sono autorizzati i colpi al viso, ma i praticanti portano un casco con visiera, per preservare la loro integrità fisica.
Non si utilizzano i guanti da boxe, per non diminuire l’efficacia dei pugni.
Ad ogni modo, non tutti i praticanti di Kudo Daido-Juku partecipano a gare, la disciplina è per tutti.
A poco a poco questo stile ha conquistato il Giappone e la Russia, dove i praticanti hanno sempre apprezzato le forme realistiche di arti marziali.

Conquistare libertà e verità
La filosofia del Kudo Daido-Juku ha tre principi fondamentali.
Il primo è “Mujou Kan”, secondo il quale non serve a nulla essere attaccato o posseduto dalle cose materiali.Tutte le cose umane sono incerte, chi si attacca all’apparenza deve cambiare per restare vero.
Inoltre tutte le cose esistono indipendentemente l’una dall’altra, in conseguenza bisogna evitare l’egoismo.Questo è il secondo principio: “Sougo Izon”.
Infine la libertà va conquistata affrancandosi dai pregiudizi e dalla paura.
E’ il “Kaihou” (spirito libero), “Fuhen” (imparzialità) a “Jiyuu” (libertà).
Il praticante, di fronte a qualunque difficoltà, deve affrontare questa prova con coraggio, senza fuggire dalla realtà.
Solo in questo modo otterrà la verità.
Questi principi riflettono la concezione della vita che hanno i praticanti di Kudo Daido-Juku.
Questa linea di condotta ispirata all’apertura mentale si ritrova nell’arte marziale: il combattente che mantiene lo spirito aperto arriverà ad utilizzare la tecnica più appropriata, senza limitazione alcuna.
La parola finale spetta naturalmente al fondatore di questa arte del realismo, il M° Azuma. “Il praticante di arti marziali può migliorare, essere generoso e crescere interiormente rimanendo efficace.Le arti marziali costituiscono un’esperienza che tutti possono vivere alla loro maniera.
Bisogna mantenere una mente aperta, senza limitare la visione delle arti marziali.Apriteli agli altri e alla loro concezione del combattimento.Nel Kudo Daido-Juku lo scopo non è solamente essere il migliore o il più forte.
Quest’arte marziale permette a ciascuno di migliorare.Credo che il praticante debba essere onesto, gentile, modesto e, ovviamente, coraggioso.”

 
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